IoT e AI in fabbrica: cosa dice il Politecnico

Il mercato italiano dell’Internet of Things ha raggiunto 10,9 miliardi di euro nel 2025, in crescita del 12%. Nello stesso anno il mercato digitale complessivo è cresciuto solo del 3,2%.

Lo certifica l’Osservatorio Internet of Things del Politecnico di Milano, presentato ad aprile 2026 al convegno “IoT meets AI”. La Smart Factory è una delle voci più vivaci: vale 1,16 miliardi di euro, in aumento del 12% rispetto al 2024. In Italia ci sono già 175 milioni di oggetti connessi, circa tre per abitante.

Per una PMI manifatturiera il messaggio è concreto: l’Industrial IoT non è più sperimentazione, è infrastruttura. E la spinta arriva anche dagli incentivi.

Industrial IoT: la fotografia dell’Osservatorio

La ricerca dell’Osservatorio fotografa un mercato tornato a correre a doppia cifra, trainato proprio dalla capacità delle imprese di valorizzare i dati raccolti dagli oggetti connessi. I numeri principali parlano chiaro:

  • Mercato IoT italiano 2025: 10,9 miliardi di euro, più 12% sul 2024
  • Smart Factory: 1,16 miliardi di euro, più 12% sul 2024
  • 175 milioni di oggetti connessi in Italia, circa tre per abitante

La crescita della Smart Factory deriva da una maggiore adozione di tecnologie avanzate in fabbrica, l’AI in primo luogo. Non a caso il tema scelto dall’Osservatorio è “IoT meets AI”: le aziende non si limitano più a connettere i macchinari, ma usano i dati per sviluppare nuovi servizi e integrare l’intelligenza artificiale. È il segnale che l’Industrial IoT sta passando dalla fase di raccolta
dati a quella di vera valorizzazione, dove il dato diventa decisione e non resta un numero archiviato. Nel mercato IoT italiano la Smart Factory si colloca tra i segmenti principali, davanti alla Smart City, a conferma di quanto la manifattura stia trainando la domanda di soluzioni connesse e di come la fabbrica sia oggi uno dei terreni più dinamici dell’intera economia digitale.

L’incentivo che spinge l’IoT in fabbrica

La crescita dell’Industrial IoT è sostenuta in misura significativa dagli incentivi pubblici.
L’Osservatorio segnala che i Piani Transizione 4.0 e 5.0 hanno già erogato rispettivamente 2,2 e 2,75 miliardi di euro, e che la dotazione di Transizione 5.0 per il triennio 2026-28 è stata rafforzata da 8,4 a 9,8 miliardi di euro.

Resta però un nodo di complessità. Le continue revisioni normative del Piano 5.0 hanno generato incertezza, e circa 1,5 miliardi di euro di incentivi richiesti non erano ancora stati allocati, creando una lista d’attesa di 7.000 aziende con progetti già presentati e congrui. Per una PMI il messaggio pratico è duplice: le risorse ci sono ed è il momento di pianificare, ma per accedervi serve un
progetto solido, in cui la connessione dei macchinari e l’integrazione dei dati siano reali e misurabili, non solo dichiarate. L’incentivo premia chi ha un percorso chiaro, non chi acquista tecnologia a caso.

Dal sensore alla decisione: perché l’IoT da solo non basta

Connettere un macchinario è il primo passo, non il traguardo. Il valore dell’Industrial IoT nasce quando i dati raccolti vengono integrati, letti e usati per decidere. Senza questo passaggio, i sensori producono numeri che restano in silos separati, esattamente il problema che il tema “IoT meets AI” vuole superare. La sequenza corretta è precisa:

  • Connessione dei macchinari e raccolta strutturata dei dati di campo
  • Integrazione dei sistemi in un’unica fonte affidabile: ERP, MES, magazzino, qualità
  • Visualizzazione in tempo reale dei dati, leggibili da chi deve decidere
  • Solo dopo: modelli predittivi, AI e automazione avanzata

Saltare i passaggi intermedi per arrivare subito all’AI è l’errore più frequente e più costoso. Un sensore senza un sistema che ne legga i dati è una spesa, non un investimento. È la differenza tra una fabbrica piena di dispositivi e una fabbrica davvero intelligente, in cui ogni segnale del campo contribuisce a una decisione migliore. L’Industrial IoT, in questo senso, è il punto di partenza di un percorso, non una soluzione in sé. Le soluzioni modulari permettono di partire da un singolo reparto, validare il ritorno e poi estendere, senza un grande investimento iniziale e senza competenze interne specialistiche fin dal primo giorno.

Domande e risposte: quello che i responsabili di produzione si chiedono

Cos’è l’Industrial IoT?
L’Industrial IoT è l’insieme di macchinari, sensori e dispositivi connessi che raccolgono e scambiano dati di produzione in tempo reale. Secondo l’Osservatorio del Politecnico è una delle colonne della trasformazione digitale manifatturiera. Non è solo connettività: il valore arriva quando quei dati vengono integrati e usati per decidere, fino ad alimentare l’intelligenza artificiale.

Quanto vale il mercato IoT in Italia?
Nel 2025 il mercato italiano dell’Internet of Things ha raggiunto 10,9 miliardi di euro, in crescita del 12% rispetto al 2024, secondo l’Osservatorio del Politecnico di Milano. La sola Smart Factory vale 1,16 miliardi, anch’essa in crescita del 12%. In Italia sono attivi circa 175 milioni di oggetti connessi, quasi tre per abitante.

Come usare gli incentivi Transizione 5.0 per l’IoT in fabbrica?
La dotazione di Transizione 5.0 per il 2026-28 è stata portata a 9,8 miliardi di euro. Per accedervi non basta acquistare tecnologia: serve un progetto che connetta i macchinari e integri davvero i dati, con risparmi misurabili. Il primo passo è mappare i dati che la fabbrica già produce e definire un percorso, prima ancora di scegliere i dispositivi.

Dove entra in gioco SCAO

SCAO lavora con le aziende manifatturiere italiane da oltre 45 anni. La ricerca dell’Osservatorio conferma ciò che vediamo ogni giorno: i dispositivi connessi crescono, ma il vantaggio nasce solo quando i dati vengono integrati e resi utili a chi decide. Il nostro lavoro parte sempre dal processo reale, non dal catalogo di tecnologie, e accompagna la fabbrica lungo tutto il percorso, dalla
connessione dei macchinari fino all’AI predittiva.

Connessione dei macchinari e sistema MES
Il sistema MES di SCAO collega macchinari, ERP e sistemi di reparto in un’unica fonte affidabile. Anche gli impianti più datati si connettono tramite connettori IIoT senza fermare la produzione. È lo strato che trasforma i sensori sparsi in una base dati strutturata, il presupposto di ogni progetto Industrial IoT e di qualsiasi incentivo 5.0.

Business Intelligence operativa
I dati raccolti diventano KPI leggibili in tempo reale su Power BI, da chi deve decidere: produzione, manutenzione, direzione. È il livello che rende visibili sprechi, fermi macchina e colli di bottiglia, trasformando i segnali dell’IoT in decisioni concrete e non in report statici.

AI predittiva
Quando la base dati è solida, SCAO introduce modelli predittivi per manutenzione, qualità e pianificazione. È il punto in cui l’IoT incontra davvero l’AI, anticipando i guasti e ottimizzando la produzione, con un impatto misurabile su fermi, scarti e costi.

Il rischio per chi aspetta

Il mercato dell’Industrial IoT cresce a doppia cifra e gli incentivi sono al massimo storico. In questo scenario il ritardo non è neutro: chi non connette e non integra i dati perde terreno su efficienza e costi, mentre i concorrenti più strutturati capitalizzano sia la tecnologia sia i contributi pubblici. C’è inoltre una finestra temporale da non ignorare: la dotazione di Transizione 5.0 è ingente ma non illimitata, e i tempi procedurali premiano chi arriva preparato con un progetto solido. Aspettare significa rischiare di trovare le risorse già impegnate da altri.

L’Osservatorio del Politecnico racconta un Industrial IoT maturo e in forte crescita, sostenuto dagli incentivi e sempre più intrecciato con l’AI. La domanda per ogni PMI non è se connettere la fabbrica, ma come farlo in modo che i dati diventino davvero decisioni. La risposta, coerente con la ricerca e con 45 anni di lavoro sul campo, è chiara: prima i dati, poi l’AI, nell’ordine giusto.